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Etica della Pubblicità (Campagna “NUVENIA”)

L’Etica della Pubblicità nella
Campagna “NUVENIA”

La PUBBLICITÀ nasce per informare i clienti, gli utenti, i contribuenti, i pazienti, i consumatori, i fan e altre categorie di “fruitori”, cittadini e “compratori, sulle qualità, proprietà, caratteristiche, benefici e vantaggi” di prodotti o servizi. Quando le informazioni sulle qualità, proprietà, caratteristiche, benefici e vantaggi” di questi prodotti o servizi non sono esposti né significativi all’interno di una qualsiasi comunicazione, non è comunicazione ma “manipolazione”. Anche un messaggio empatico, se privo di informazioni del prodotto/servizio, diventa “suggestione” cioè “manipolazione”, come ad esempio quella dei profumi che fa leva su “illusioni”. Fare pubblicità significa rendere pubblico, “informare” non fare gli incantatori di serpenti. La pubblicità deve essere un aiuto per far comprendere l’utilità del prodotto, dei suoi vantaggi e dei suoi eventuali rischi, non per occultare.


Nuvenia: “Viva la Vulva”

Lo spot sugli assorbenti “NUVENIA” (“Viva la vulva”-“Libera di osare”) ha la dichiarata pretesa di “eticizzare”, cioè di educarci a “combattere stereotipi” come se non bastassero già le istituzioni globali e i media, con tutti i loro mezzi ossessivi, a dirci direttamente o indirettamente cosa fare e cosa non fare, cosa è “politicamente corretto” (per loro) e cosa non lo è, quale parola può essere utilizzata e quale no.

La vulva è fonte di imbarazzo?

NUVENIA si è impegnata con la “donna con il ciclo” perché la sua vulva “non deve più essere fonte di imbarazzo, né di vergogna o di mancanza di autostima”. A chi sui social ha espresso la brutta sensazione che ha provato nel vedere questa trovata senza gusto, l’account ufficiale del brand ha risposto: “il nostro scopo è quello di informare e […] sfatare i tabù sulle parti intime ancora esistenti affinché chiunque viva appieno la propria femminilità e non si vergogni del suo essere donna … […] vogliamo continuare a parlare della realtà per come è”.

Ma questa eroica impresa ci preparerà in un futuro prossimo anche ad essere consapevoli che la carta igienica è sporca di cacca perché defechiamo con il culo?

L’informazione etica

Lo scopo etico di uno spot pubblicitario è quello di informare per vendere. NUVENIA, per vendere, informa le “donne con il ciclo” di essere dotate di vulva e che gli assorbenti che produce hanno lo “0% di Allergeni comuni; Profumi, Coloranti”. Ben poca cosa come informazione. Una ragazzina che compra un assorbente e legge nell’”informazione” che ha lo “0% di allergeni comuni; profumi, coloranti”, cosa ne trae? Chi sa che un “allergene” è una qualsiasi sostanza (antigene) di origine vegetale o animale che provoca reazioni allergiche al semplice contatto se viene riconosciuta dal sistema immunitario? Poiché il materiale assorbente sintetico è ottenuto attraverso diversi processi chimici in laboratorio non dovrebbe essere un obbligo informare per filo e per segno ogni possibile effetto visto che sarà  a contatto con la parte più sensibile del corpo? Secondo le autorità di controllo e di sicurezza vigenti, però, i produttori di assorbenti non sono tenuti a elencare tutte le sostanze utilizzate per gli assorbenti e per i proteggi slip (né le sostanze supplementari aggiunte) però per lo stesso “principio di sicurezza e di precauzione per i consumatori” richiedono (artt. 152 e153 Trattato della Comunità Europea) che le banane siano meno lunghe di 14 centimetri, che la curvatura dei cetrioli superi i 10 millimetri e che (questa è l’ultima proposta vergognosa) ci sia l’etichetta “Nuoce alla salute” sul vino e sui salumi (si era già tentato di farlo anni fa con il “parmigiano reggiano”, il più salutare del mondo) che lo Stato vende in tutti i casi e in regime di monopolio.

L’informazione che non informa

L’azienda svedese “Essity” (che produce “Nuvenia”) nel 2019 ha fatturato al netto circa 12,2 miliardi di euro e per la sua vocazione etica e per il coraggio di voler “continuare a parlare della realtà per come è” ha scritto (www.nuvenia.it/materiali) che: “Per aiutare i nostri consumatori, specifichiamo l’eventuale utilizzo di profumi in modo da informare i soggetti più sensibili […] La tabella seguente elenca le principali materie prime usate nei prodotti, tutte selezionate per la loro superiore capacità di assorbire e trattenere i liquidi”.  Nel rigo successivo seguono solo titoli ma senza specificazioni né avvertenze, ad esempio: “Materiali di cui sono composti assorbenti, tamponi e proteggi slip venduti in Europa”: L’adesivo consiste di diversi polimeri e resine SINTETICHE[…] Poliestere e cotone[…] Profumo […] Colorante”.

Polveri super assorbenti e inquinanti, negli assorbenti?

La maggior parte degli assorbenti mestruali è composta al 90% di plastica che può impiegare fino a mille anni per decomporsi nelle discariche o negli oceani.  Poiché UNA DONNA CONSUMERÀ oltre 11.000 prodotti ASSORBENTI all’anno, i produttori in genere pensano che non le faccia piacere, sapere:1) se essi siano “Biodegradabili” (o “compostabili”); 2) se siano composti o meno da “SAP” ovvero da Polveri Super Assorbenti (Polimeri chimici derivati dal petrolio) INQUINANTI per l’ambiente e nocivi per la  salute della pelle e di altri organi ; 3) che al di là di ogni annuncio i profumi sono comunque coperti dalla “riservatezza della formula” (le uniche profumazioni che non nascondono insidie sono gli oli essenziali); 4) se i coloranti sono o non sono naturali poiché quelli non naturali, sono nocivi.

Fare una utile “informazione” che interessa la salute è sicuramente più indispensabile che ricordare alle “donne con il ciclo” di avere la vulva.

(S&TStudi & Ricerche)