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Anche l’Architettura è Comunicazione

Architettura è Comunicazione

L’arch. Fabrizio Caròla, il Maestro napoletano delle Costruzioni “Low Tech”

 

Talento napoletano

È di Napoli il più emerito rappresentante della cultura “mediterranea”. Non è un musicista, né un cantante né uno chèf famoso, ma un architetto, uno dei più illustri della storia dell’architettura di tutti i tempi, è il Maestro Fabrizio Caròla, nato a Napoli nel 1931 dov’è morto nel 2019.

Il nostro appello

Mi spiace che questo grande talento non sia ancora onorato come meriterebbe nelle università, né il Comune di Napoli e la Regione Campania abbiano ancora pensato a dedicargli una statua, una piazza o un’opera monumentale (lanciamo noi l’idea al più sensibile sindaco di Napoli De Magistris, un “Centro Studi dell’Architettura Mediterranea”). A volte siamo proprio “smemorati”, distratti, anzi irriconoscenti.

 

Onore e merito al genio.

Fabrizio Caròla, insignito nel 1995 del prestigiosissimo “AGA KAHN AWARD FOR ARCHITECTURE”, il premio Nobel della cultura islamica, e nel 2019, a pochi mesi prima della sua morte, del più alto dei riconoscimenti, cioè del “PREMIO INTERNAZIONALE DI ARCHITETTURA VASSILIS SGOUTAS” ritirato a Tokyo durante il XXIV° Congresso Mondiale dell’Unione Internazionale degli Architetti, dopo aver compiuto i diciotto anni si trasferì in Belgio dove si laureò all’École Nationale Supérieure d’ArchitectureLa Cambre” di Bruxelles, la scuola fondata da Henry Van de Velde, dopodiché negli anni Sessanta parte per l’Africa dove progetta e realizza le sue famose “cupole”, in Marocco, nel Mali, in Mauritania.

La cupola e le curve

La “cupola” e le curve sono le caratteristiche delle sue costruzioni. La “cupola” è un modello sociale emblematico del Mediterraneo; le costruzioni a cupola erano diffuse in tutto il Sud d’Italia, dalla Campania alla Sicilia, oltre che ancora caratteristiche dell’Africa. Anche Brunelleschi amava questa forma dal quale l’architetto napoletano ne ha mutuato alcune tecniche realizzandole senza armatura con il compasso ligneo e l’utilizzo di pietre e di terra essiccata e cottache armonizza con archi e volte.

Né cemento né ferro, ma low tech

Altra caratteristica del maestro-costruttore napoletano è il rifiuto dei materiali utilizzati dai paesi “progrediti”, come il calcestruzzo (cemento e ferro), il ferro ed altri materiali inquinanti.

A Caserta alcune sue opere

Non c’è bisogno di andare in Africa per vedere le sue opere, alcune sono nel piccolo San Potito Sannitico di Caserta che ospitano felicemente una scuola materna, una biblioteca e un auditorium. È a San Potito Sannitico che a 86 anni, cioè nel 2017, ancora trasmetteva con entusiasmo il suo sapere ai giovani architetti, all’insegna del LOW-TECH. Lo ammiriamo. (S&T – Studi & Ricerche)

 

(Chi vuol approfondire ecco il titolo di due suoi libri stampati a Napoli: F. Caròla, “Vivendo, pensando, facendo”, Intra Moenia, Napoli, 2004; F. Caròla, “Villaggio per sperimentare una ipotesi di futuro”, in F. Verderosa (a cura di), “Ipotesi di futuro”, Intra Moenia, Napoli, 2003)